Itinerari femministi


                                 	      Sommario 





            di Nadia Gambilongo






            Il  progetto,  il viaggio, il desiderio di navigare tra  le  donne  del 



            mediterraneo riprende il largo sulla rotta di itinerari femministi.



            Difficile  a dirsi se e'  l'emozione che riprende a navigare oppure  la 



            consapevolezza  che intrecciando differenza e differenze  e'  possibile 



            aprire nuovi orizzonti di relazione tra donne, di pensiero... forse  di 



            liberta'.  Nord,  sud, est, ovest punti cardinali, punti di  vista,  ma 



            anche   punti   di   partenza  ed  arrivo  di   politiche   locali   ed 



            internazionali,  per azioni intrusive ed interventi devastanti  per  le 



            comunita'   e  le  individualita'.  Luoghi  di  comando  e   spazi   di 



            emarginazione.



            Scogli, barriere alla comunicazione e allo scambio e' questo il  quadro 



            di  riferimento da cui e' partita Mediterranea(1) nel '89 ed in cui  e' 



            rimasta in, qualche modo, arenata su fondali fondamentalisti. 



            Mediterranea, munita di una grande passione per le relazioni tra  donne 



            e  la ricerca, ha in questi anni costruito reti su cui, oggi,  possiamo 



            fondare le nostre relazioni, il nostro lavoro.



            Partire  da  se',  dalla propria realta'  portandosi  dentro  i  propri 



            legami,  il  radicamento  al proprio luogo,  cercando  al  contempo  di 



            spostarsi  per  arrivare alle altre, lentamente,  acuendo  lo  sguardo, 



            prestando attenzione agli umori, agli odori dei luoghi delle altre,  ai 



            loro sentimenti e desideri, non e' operazione semplice; non basta dirlo 



            o volerlo fortemente, bisogna realmente provare.



            Ho ancora negli occhi e nel cuore Gerusalemme, Gaza, la valle giordana, 



            le  parole e gli sguardi delle amiche palestinesi, israeliane  lasciate 



            solo  qualche  giorno fa ed e' cosi che mi e' piu'  facile  parlare  di 



            relazione  tra donne differenti avendo insieme lavorato ad un  progetto 



            comune. Stiamo, infatti, lavorando al progetto di rete telematica tra i 



            centri  donna nel mediterraneo di cui questa rivista e'  parte.  Questo 



            lavoro e' condotto nell'ambito del programma comunitario MED-CAMPUS.



            E' questa la traccia, il percorso segnato su piu' punti da Mediterranea 



            e che Mediterranean Review, con piu' forza e maggiori energie,  intende 



            riprendere.



            Femminismo   nomade   sulla  rotta  di  altri   femminismi,   sull'onda 



            dell'esigenza di coniugare l'"io" e il "noi".



            Perche'  il percorso di liberta', che alcune di noi hanno  scelto,  non 



            puo'  essere  un percorso solitario, magari di donne  privilegiate  per 



            appartenenza geografica, sociale e cosi via, ma deve essere un percorso 



            di  individue  che si mettono in relazione sulla base di  un  obiettivo 



            comune.



            La  razza, il genere, la classe sociale non possono essere  sovrapposti 



            l'uno sull'altra, poiche' essendo il frutto di relazioni sociali,  sono 



            legati  gli  uni agli altri, e il particolare intreccio  e  le  diverse 



            intersezioni  determinano  un sorta di griglia che, come  afferma  Nira 



            Yuval Davis(2), ci definisce.



            A  me  piace  pensare ad una sorta di arazzo in cui  i  diversi  colori 



            vengono  mescolati  in base alle nostre differenti  biografie,  che  e' 



            evidente  che non possono prescindere dalle nostre appartenenze,  dalle 



            nostre  scelte,  determinando cosi la trama del tessuto,  della  nostra 



            vita.



            Ed  e' cosi che il mio desiderio di scambio, ad esempio, con  le  donne 



            del sud ha a che fare con l'essere nata in Calabria con lontane origini 



            albanesi,  aver  studiato a Napoli e vivere sempre un po'  in  transito 



            verso altre destinazioni.



            Coniugare - quindi - l'io e il noi, che sono in continua ridefinizione, 



            sensibili alle trasformazioni generate dalla relazione e dalla crescita 



            di consapevolezza di se', e' questo per noi il percorso.



            Partire  da se' per arrivare alle altre significa, quindi,  passare  da 



            una   dimensione   locale,   di  "radicamento"  ad   una   globale   di 



            "spostamento", dislocamento, costruendo pratica di relazione e  teoria, 



            conoscenza  del  mondo,  in cui il personale, lo scambio  non  solo  e' 



            politico ma e' la base per il teorico.



            Questa  passione, questo desiderio di sperimentazione di nuove  strade, 



            la   continua   ricerca  di  mutamento,  che  Rosi   Braidotti (3) chiama 



            intelligenza  sovversiva, e' una pulsione etica e politica legata  alla 



            storia del femminismo che ci conforta nel viaggio e di cui ci  sentiamo 



            in qualche modo parte.



            Il tentativo e' quello di tracciare nuovi itinerari teorici  attraverso 



            molteplici  punti  di intersezione con traiettorie  concettuali,  piste 



            intellettuali  che  formano una linea discontinua del  pensiero  nomade 



            (4).



            Un  tracciato  discontinuo  con  molti  punti  di  domanda  in  cui  ha 



            importanza cruciale collegare l'atto di riflessione al contesto che  lo 



            ha generato (5).



            La messa in comunicazione delle differenze passa attraverso le reti  di 



            donne, ma la comunicazione tra donne che vivono in luoghi distanti puo' 



            essere supportata dalla tecnologia.



            Ed e' per questo che in questo numero come nei prossimi numeri genere 



            e  tecnologie ricorreranno spesso. La motivazione e' duplice. La  prima 



            nasce   dalla  consapevolezza  che  la  tecnologia   sta   trasformando 



            fortemente  il  nostro  mondo e per dirla con Donna  Haraway  (...)  le 



            tecnologie  di  comunicazione  dipendono  dall'elettronica.  Gli  stati 



            moderni,  le corporation, il potere militare, gli apparati dello  stato 



            sociale,  i  sistemi di controllo del lavoro, i processi  politici,  la 



            fabbricazione  della  nostra immaginazione, la costruzione  medica  dei 



            nostri  corpi, la pornografia commerciale, la divisione  internazionale 



            del lavoro e l'evangelismo religioso, tutto questo dipende  intimamente 



            dall'elettronica.



            (...)  L'organizzazione  materiale multinazionale  della  produzione  e 



            della riproduzione della cultura e della immaginazione sembrano  essere 



            ugualmente implicate (6).



            Da  cio' possiamo desumere che forse e' meglio che ci occupiamo un  po' 



            di  piu'  delle  tecnologie e, soprattutto,  di  come  quest'ultime  si 



            coniugano  con  il  genere. La tecnologia da sola,  infatti,  non  puo' 



            portare da nessuna parte.



            Il secondo motivo e' che le tecnologie della comunicazione possono,  se 



            utilizzate a questo scopo, accorciare le distanze tra donne che  vivono 



            in  luoghi  lontani ma che desiderano lavorare insieme;  e'  possibile, 



            infatti, simulare situazioni di lavoro di gruppo che possono  dialogare 



            tra  loro  in 'tempo reale' anche se sono lontani mille miglia.  Per  chi 



            come  noi intende mettere in comunicazione le differenze tra donne  nel 



            mondo,  allora le tecnologie possono essere non solo un utile  supporto 



            ma un potenziamento delle reti di relazione.



            Mediterranean   Review  affrontera',  quindi,  in  maniera   ricorrente 



            argomenti  che riguarderanno la passione di rete tra donne  distanti  e 



            diverse,   tra  i  motivi  principali,  non   ancora   sufficientemente 



            sottolineati,  e' che le differenze sono considerate un valore.  Troppo 



            spesso  le  differenze vengono, invece, viste e/o  vissute  in  termini 



            negativi,  trattate  come un problema da superare.  Troppo  spesso,  ad 



            esempio,  nord/sud e' sinonimo di  positivo/negativo,  sottointendendo, 



            cosi,  una  visione  etnocentrica  del  mondo  che  vogliamo,   invece, 



            combattere.



            Un'altra   questione  che  verra'  affrontata  su  queste   pagine   e' 



            l'approfondimento delle differenze tra donne che vivono gomito a gomito 



            all'interno  della  stessa realta' territoriale magari  variegata  come 



            quella italiana.



            La  pratica  delle  relazioni tra donne, cosi  come  le  teorie,  hanno 



            bisogno,  infatti,  di  livelli  di  confronto  e  di   approfondimento 



            differenti ed e' per questo che penso che il lavoro in casa e  fuori 



            casa debba procedere parallelamente per arricchirsi reciprocamente  su 



            piu' fronti.



            Due parole sul progetto editoriale.



            Mediterranean Review e' stampata in italiano ed inglese, ma i  prossimi 



            numeri  saranno  tradotti anche in arabo, lingua  fondamentale  per  la 



            comunicazione nell'area del Mediterraneo.



            Editorialmente  la  rivista  e' suddivisa in  tre  sezioni:  una  parte 



            monografica  dedicata  al tema scelto; una parte  centrale  dedicata  a 



            rubriche  di servizio; ed una terza d'informazione e  comunicazione  su 



            iniziative, convegni, etc.



            Ultimo  aspetto da sottolineare, il prossimo anno Mediterranean  Review 



            sara' disponibile anche su Internet; attraverso questa rete  telematica 



            sara'   possibile  leggere  a  video  la  rivista,  inviare   messaggi, 



            informazioni oppure dialogare direttamente con la redazione.



            Quindi, a presto.







            (1) Mediterranea. L'osservatorio delle donne, Pellegrini.



            (2) Nira  Yuval-Davis, Gender, race, ethinicity and class:  the  social 



                formation of settler societies, SAGE, London.



            (3) Rosi Braidotti, Dissonanze, La Tartaruga, Piacenza 1994.



            (4) ivi pag. 26.



            (5) ivi pag. 26-27.



            (6) Donna  Haraway,  Simians,  cyborg and  women:  the  reinvention  of 



                nature, Routedge, New York 1991.