Conflitti tra il Nord e il Sud

del Mediterraneo


                         Sommario 



            di Fifi Bernaboud


            Come  facciamo  ad essere Persiani? Questa nozione  o  affermazione  di 

            Montesquieu  viene  convogliata verso un unico punto, come  base  delle 

            relazioni  umane.  Ai tempi dei grandi  imperi  mediterranei  (fenicio, 

            romano e ottomano), la regione mediterranea era considerata un incrocio 

            di civilta', di religioni, di interessi strategici e un luogo di scambi 

            commerciali  e culturali. Questo legame si rivela attraverso tutti  gli 

            aspetti della vita. I movimenti di migrazione e i problemi sociali  che 

            esistono   sono   gli  elementi   caratteristici   dell'interdipendenza 

            transmediterranea  che  non  riflettono  o  decifrano  abbastanza,   le 

            differenti realta' di quest'area.

            Purtroppo, l'area mediterranea e' un luogo dove si verificano da sempre 

            piu'  conflitti  tra il nord e il sud, tra i ricchi e i poveri,  e  tra 

            l'occidente  e  l'Islam.  I  vari  e  multeplici  problemi   mantengono 

            l'immagine   di   disgregazione   dei  continenti   che   uniscono   il 

            Mediterraneo. Nel nord e nel sud del Mediterraneo, il fermento sociale, 

            le  tensioni  razziali  e  i conflitti religiosi  sono  i  fattori  che 

            aggravano  sempre piu' la disgregazione o il divario fra i  continenti. 

            In questo villaggio globale nel quale viviamo da qualche anno a  questa 

            parte,  esiste  una  forma di unita'  insidiosa  a  livello  economico, 

            sociale  e  burocratico,  per non parlare  dell'ambiguo  progresso  del 

            sistema di informazione e dei mass media.

            Questa unita' insidiosa del Mediterraneo sembra che sia una risposta  a 

            quella  sfida  e a quel pericolo di cui ci stiamo rendendo  conto  solo 

            alla   fine  di  questo  secolo.  I  popoli  del  mediterraneo   stanno 

            rivendicando la loro identita' e la decolonizzazione dall'Occidente. In 

            quest'ultimo  quarto di secolo siamo testimoni delle differenze  e  dei 

            conflitti  fra  le  grandi potenze e delle  differenze  specifiche  fra 

            quelle  piccole.  Solo  le  nostre  diverse  culture  e  tradizioni  ci 

            consentiranno  di trovare l'equilibrio necessario. Gli  sviluppi  nella 

            rivendicazione   delle   differenze  e   delle   identita'   collettive 

            costituiscono un equilibrio vitale in questo mondo che cambia.

            Le relazioni nord-sud si fondano sulla ineguaglianza, la dominazione  e 

            su  confronti  non equi che non sono piu'  tollerabili.  E'  necessario 

            tentare di limitare un potere economico che sta diventando sempre  piu' 

            forte  tanto  da  dominare il nostro futuro. Per  poter  limitare  tale 

            potere   politico   che  colpisce  le  aspirazioni   dei   popoli   del 

            Mediterraneo,   siamo   tentati  di  nasconderci   dietro   le   nostre 

            caratteristiche etniche, culturali e religiose.

            Oggigiorno, le diversita' esplodono un po' dovunque per contrastare  la 

            minaccia  di  una unita' universale. Questa  ribellione  puo'  condurci 

            verso un'altra retroversione conservatrice di valori e modelli antichi, 

            inoltre,  puo'  portarci  verso  un'anarchia  disperata  che   potrebbe 

            sfociare  in  una  crisi  piu' profonda  e  generale.  Questa  tendenza 

            potrebbe  generare  la crisi della produzione  di  pensiero,  generando 

            nuovi conflitti e nuove guerre, ed i conflitti d'interesse politico  ed 

            economico.  Questi  sono i segnali predominanti  che  preannunciano  un 

            futuro  ricco di sconvolgimenti. Questa crisi della fine del  ventesimo 

            secolo  si manifesta in modo diverso secondo se si e' ricchi o  poveri. 

            Nel  nord  il clima che si vive non garantisce la pace  a  causa  dello 

            stato  d'assedio nel quale vivono le popolazioni che vi vivono,  questo 

            clima  puo' condurre ad una lotta per la propria  identita'  attraverso 

            l'allontanamento   e   la  purificazione  etnica.   Il   razzismo   con 

            l'incompatibilita'  delle culture puo' essere un mix infernale.  Questo 

            e'  quello  che  potremmo  chiamare  "differential  recism"  -  le  sue 

            fondamenta basate sull'idea che le varie culture vengono percepite come 

            una  minaccia  e un pericolo per l'identita'  nazionale.  Questo  clima 

            cancella  la  memoria  storica  e la ricchezza di  scambi  e  di  nuovi 

            contributi.  Quindi, i nuovi immigrati vengono visti come una  minaccia 

            perche'  da  una parte, portano con se' quelle differenze  che  vengono 

            considerate  inaccettabili e dall'altra annunciano la  possibilita'  di 

            creare  societa' pluralistiche culturali o di trasformare  la  societa' 

            che li ospita dalle radici.

            I paesi del sud stanno attraversando un processo di mutamento,  segnato 

            da  eventi  mondiali,  guerre, conflitti interni  e  frustrazioni.  Non 

            gestiscono piu' i loro destini politici ed economici perche' affrontano 

            la  propria poverta' e stanno diventando sempre piu'  dipendenti  dalle 

            grandi  potenze.  Si sentono disarmati, impotenti in un  mondo  che  li 

            schiaccia.  Le  loro  uniche  alternative sono  quelle  di  tentare  di 

            racchiudersi  nei  loro bozzoli e di ritornare alle  radici.  Arriviamo 

            cosi ad una "identificazione eccessiva" che considera tutti gli aspetti 

            delle  contraddizioni  senza  lasciare posto  alla  comprensione  e  al 

            mutamento.  La  religione  e'  uno  degli  elementi  essenziali   delle 

            societa',  sembra logico quindi che questi popoli si nascondano  dietro 

            la ricerca di una loro identita'.

            La  religione  crea uno spazio per le risorse e la  riflessione  in  un 

            mondo ingiusto e non equilibrato. La religione viene interpretata nella 

            maniera  o forma piu' estrema a causa di questo mondo  sbilanciato.  Il 

            mix  di  frustrazione e di religione diventa  esplosiva  nella  regione 

            mediterranea.  Eugene  Enriques  del Delphes Forum  sottolinea  che  il 

            pericolo della "cultura sacra religiosa, e' dato dal fatto che le altre 

            culture  sono  considerate impure e colonizzatrici.  La  cultura  viene 

            identificata  come  una sacralita' trascendente che  costringe  i  suoi 

            membri a racchiudersi nel loro bozzolo culturale".

            E'  difficile tracciare una linea di demarcazione tra il punto  in  cui 

            finisce  la comprensione culturale e quello dove inizia  l'intolleranza 

            religiosa.  Vi e' un vero legame, queste due nozioni camminano di  pari 

            passo.  Stiamo perdendo una caratteristica importante di quegli  ultimi 

            secoli: la tolleranza come principio o "umanesimo laico". I popoli  del 

            nord  adottano  la  logica  dei crociati  dipingendo  in  ogni  modo  i 

            musulmani  come il male. La guerra bosniaca e' un esempio  vivente  nel 

            cuore   dell'Europa.  D'altra  parte,  l'Islamismo,   l'interpretazione 

            fanatica ed estrema dell'Islam, rifiuta qualsiasi modernismo e apertura 

            mentale.   Questa  intolleranza  religiosa  non  e'  parte   integrante 

            dell'Islam.  Infatti, l'Islam ha fin dal principio tollerato gli  ebrei 

            come i cristiani, i quali venivano lasciati liberi di praticare la loro 

            religione in una citta' musulmana. E' solo attraverso l'interpretazione 

            degli  uomini, in questo periodo di crisi, che mostra l'immagine  della 

            religione dove la tolleranza viene esclusa.

            La  tolleranza religiosa implica che non ci siano  discriminazioni  fra 

            gli  esseri umani in merito alla loro volonta'. Essa implica  anche  la 

            liberta'  di scelte secondo le proprie convinzioni e gli  unici  limiti 

            provengono dall'ordine sociale collettivo. La tolleranza religiosa deve 

            consentire agli altri il "diritto soggettivo" che e' la libera volonta' 

            di  scegliere  una  religione specifica. Si  dovrebbe  cioe'  rifiutare 

            l'idea secondo la quale noi siamo sempre portatori di verita' e che gli 

            altri  sbagliano.  La  tolleranza  religiosa  e'  il  rispetto  per  la 

            coscienza  sociale  e  per popoli di religione  diversa  dalla  nostra. 

            L'articolo  18  della Carta delle Nazioni Unite stabilisce  il  diritto 

            alla  liberta'  di  pensiero e considera come  sacro  il  principio  di 

            tolleranza.   La   crisi   ideologica  lascia   spazio   al   fanatismo 

            nazionalista, religioso ed etnico che nega anche la possibilita' di una 

            coesistenza pacifica e che tenta di riabilitare la reiezione e  perfino 

            il genocidio.

            Di  fronte a questo gioco o politica di civilizzazione, Michael  Alliot 

            spiega  il  fenomeno chiaramente: "perche' non consideriamo  alla  luce 

            dell'esperienza  con  uno spirito umile, fraterno,  giusto,  amorevole, 

            leale  le  nostre  diverse  visioni e  imparando  dagli  altri,  e  non 

            proponendo  agli altri la nostra visione del mondo,  bensi  illustrando 

            questa  visione degli altri?". Dobbiamo esplorare i diversi modelli  di 

            comunita' rispettando le identita' collettive ed i diritti  individuali 

            attraverso  il  negoziato  e  il  dialogo.  Affrontando  la   crescente 

            xenofobia, i nazionalismi estremi e l'integralismo religioso, vi e'  un 

            assoluto  bisogno  di riaffermare la solidarieta' internazionale  e  di 

            partecipare allo sviluppo di un nuovo sistema di valori, che  strutturi 

            diversamente  le  relazioni fra i popoli del  Mediterraneo.  In  quanto 

            societa'  civile  del  Mediterraneo,  dovremmo  trasformare  le  nostre 

            diversita'  culturali,  etniche, religiose in ricchezza. La  sfida  nel 

            futuro sta nel mettere in atto e rafforzare le azioni, e gli interventi 

            tenendo  conto  dei bisogni dei popoli solo cosi  si  potra'  costruire 

            solidarieta' e nasceranno progetti comuni. Il diritto di identita' e di 

            diversita'  sono  compatibili con l'integrazione e  laddove  esiste  la 

            comprensione   e   l'accettazione  delle  differenze.   E'   necessario 

            rafforzare  il dialogo e la comprensione a livello  mediterraneo  dando 

            priorita' ai modi di pensare di ciascuna persona, in modo da  stabilire 

            degli  accordi  che  evitino  lo scontro.  E'  vero  che  e'  difficile 

            riconciliare  passione  e  ragione, ma  questo  obiettivo  deve  essere 

            raggiunto per evitare l'accelerazione delle iniquita', lo squilibrio  e 

            la violenza che prende il comando sul dominio sociale regionale.

            Per  concludere  ricordiamo  Berque che dice  "il  mondo  pluralistico, 

            deriva  il  suo  potere  dall'energia  creativa  del  rapporto  fra  le 

            societa', dalla loro natura e dal se'".