Donne, uomini e militarismo
Sommario
di Yvonne Deutsch
In questa riflessione sulla Militarizzazione dell'Area del Mediterraneo, vorrei sottolineare la necessita' di un approccio femminista verso il militarismo visto come una struttura sulla quale basare la nostra analisi e la nostra azione. Inoltre mi sento profondamente obbligata a mettere in evidenza il fatto che quando parlo di uomini mi riferisco alle istituzioni degli uomini e non a tutti gli individui maschi. Quando penso all'esercito e al militarismo a poco a poco mi tornano in mente immagini di guerra. Uomini in uniforme, i loro corpi rigidi e sottoposti a tensioni, i loro volti segnati. Vengono intervistati in televisione, sono gli eroi, quelli che fanno la storia. Il mondo li osserva. Che dicono? Si pronunciano su tattiche e strategie di guerra. Usano un astratto linguaggio militare, un freddo ed indifferente linguaggio operativo, alienato dalla vita. I bersagli vengono bombardati, vengono riportati scontri diretti, le missioni vengono completate. Il destino degli esseri viventi viene ignorato. Che cosa nascondono gli uomini dietro il vuoto delle loro espressioni quando parlano di politica, di economia o dell'esercito? Che cosa si nasconde dietro le immagini di uomini in guerra, di soldati obbedienti, di eroi, delle loro canne dritte e pronte all'azione? La realta' politica, infatti, puo' essere dinamica, comunque le regole del gioco non cambiano. A giudicare dalle apparenze, esiste la consapevolezza del fatto che le armi debbano essere limitate e sono stati firmati gli accordi sulla limitazione di queste. Da una parte le trattative di pace e dall'altra lo sviluppo di armamenti piu' sofisticati che richiedono investimenti economici sempre maggiori. Dunque: le trattative di pace al fianco delle azioni di guerra. La storia patriarcale esiste nella nostra coscienza ed e' l'origine culturale della nostra propria immagine, dei nostri valori, della politica. Il pensiero femminista ci ha permesso di riesaminare le posizioni di base che sono, apparentemente, incontestabili nel tentativo di creare una concezione del mondo libero da ogni tipo di oppressione, sia interne che esterne, esercitate sia da uomini che da donne. In occidente, nelle biblioteche che si rispettino, e' possibile trovare brillanti dissertazioni femministe, prova della libera espressione del sesso femminile. Tuttavia il discorso femminista non e' ancora divenuto il canone della societa'. In Medio Oriente la situazione e' ancora peggiore. Il conflitto nazionale limita la liberta', sia quella degli Israeliani che quella dei Palestinesi, di esaminare le strutture politiche e militari in modo acuto ed intransigente e di chiedere quale sia il loro significato nelle nostre vite. Parlero' solo per me stessa. Nel contesto del conflitto in Medio Oriente, l'esercito viene visto principalmente come una struttura che assicura la difesa. Una vita trascorsa all'ombra del conflitto e la violenza che questo comporta, evoca l'angoscia esistenziale. Come l'individuo supera l'ansia utilizzando i meccanismi psicologici esistenziali di difesa, cosl fa la collettivita'. L'esercito e' riuscito a convertirsi nel meccanismo di difesa nazionale di un popolo che si sente assediato. Anch'io, una donna con tendenze pacifiste, spero, nella realta' attuale, che l'esercito potra' davvero essere in grado di difendere me e la mia famiglia in caso di guerra. Siamo tutti preda della percezione della sicurezza nazionale e percio' non ci preoccupiamo di discutere sul senso dell'esistenza degli eserciti in tutte le societa' e dell'esistenza di una rete globale armata. All'interno della struttura della societa' patriarcale, gli uomini hanno dotato il principio della difesa della vita con una massiccia struttura di dominazione maschile che opprime le donne, (i giovani, e coloro che appartengono alle classi inferiori) e controlla i mezzi di distruzione del genere umano. Per la costituzione dell'esercito, gli uomini usano, in nome della difesa, il principio della violenza. Il bisogno primario che ha una societa' di essere difesa, fa si che venga legalizzata, a livello internazionale, la costituzione di culture che si fondano sulla forza militare e che dedicano la maggior parte delle loro risorse alla sua istituzione, al suo ampliamento e ad ulteriori sviluppi dei mezzi di distruzione. A causa del fatto che noi siamo esseri mortali ed indifesi di fronte alla creazione/natura, l'uomo ha costruito una grandiosa immagine di se stesso che tenta di competere con le forze superiori. Comunque, questa immagine di se stesso tanto imponente non e' altro che una copertura ed una compensazione della debolezza e della vulnerabilita' della societa'; la paura di fronte all'impotenza ed alla mancanza di un significato. L'uomo, nel tentativo di raggiungere l'immortalita', sceglie la distruzione e la guerra. La storia patriarcale e' piena di imprese di guerrieri ed eroi; la figura del guerriero e' fondamentale per determinare il genere umano ed e' una fonte di ispirazione per la creazione delle culture umane. Secondo Hoch e Smith, nel periodo pre-patriarcale la religione vedeva la presenza delle donne in tutte le parti dell'universo, specialmente nei movimenti della luna. Le immagini di dee venivano collegate alla periodicita' dell'agricoltura, al clima, alla protezione dei bambini, degli anziani, degli animali, ai viaggi per mare, alla malattia, alla salute ed alla caccia. Le donne erano sacerdotesse e leader politici, nei quali il divino era permeato di qualita' femminili, e nei quali la sessualita' femminile non era considerata il male. Fino al Medio Evo le donne hanno conservato le loro conoscenze sul parto indolore, sulla guarigione e l'agricoltura, conoscenze che venivano tramandate di donna in donna, finche' non comincio', nel Medio Evo, la caccia alle streghe e la medicina e la religione cominciarono ad essere controllate dagli uomini. L'allontanamento delle donne dalle funzioni pubbliche ed il cessare di considerarle come degli esseri divini derivarono dal mito del peccato della donna. La sessualita' femminile viene tuttora vista come regressiva, come una forza caotica che deve essere controllata o cooptata dall'uomo; talora la donna deve essere ripulita, talora deve essere distrutta. La sessualita' della donna e il suo potere riproduttivo, poiche' questo la unisce di piu' alla natura, scatenano nell'uomo una profonda invidia per l'utero. Adrienne Rich sostiene che l'invidia per l'utero ha portato l'uomo a trasformarsi nel protettore fisico della donna, come un modo per partecipare alla riproduzione. Secondo una ricerca antropologica sulle societa' di caccia e di raccolta, esistevano strutture sociali separate per le donne e per gli uomini, e gli uomini avevano il compito di difendere le donne. Comunque, non andavano mai a combattere senza il consenso delle organizzazioni femminili. Da quei tempi fino ad oggi, l'uomo ha costruito imperi militari ed ha investito capitali illimitati per lo sviluppo dei mezzi di distruzione. La costruzione degli imperi militari e' un meccanismo che serve a compensare i sentimenti di carenza dell'uomo, attraverso il quale questi esprime la sua sessualita' distorta. La sua rabbia originaria nei confronti della sessualita' della donna che considera come una minaccia e la capacita' di lei di dare alla luce dei figli, risvegliano il suo istinto di distruzione che fa parte dell'esperienza umana. Convertendo l'utero di lei in un utero utilizzato per scopi militari, e sacrificando i suoi figli per la patria, per conservare cosi la sua condizione di capo, egli esprime il desiderio inconscio di distruggere l'utero femminile, l'oggetto della sua invidia, e cosi facendo distrugge il contenitore della vita. L'esercito non compie la funzione di difensore della vita; e' un meccanismo maschile di difesa contro l'inquietudine che questo sentimento d'inferiorita' gli provoca. Nella sua rabbia, causata dai suoi sentimenti instabili, l'uomo ha assunto il controllo sia della natura che della donna avvalendosi dei grandiosi mezzi di distruzione che egli stesso ha creato. E le sta sfrutta entrambe. Si e' appropriato dei poteri di influenza sociale che la donna esercitava opprimendola e trasformandola in una sua dipendente. Le ha strappato la funzione di protezione iniziale, le sue conoscenze sull'agricoltura e sulla guarigione e l'ha resa impotente e dipendente da lui, assieme ai suoi figli. Nel corso dello sviluppo dei suoi imperi armati, ha raggiunto un punto in cui, con le armi nucleari, sta mettendo a repentaglio la vita del genere umano. Ma gli uomini, per esercitare i loro ruoli di protettori, hanno bisogno della completa partecipazione delle donne alle regole del gioco che loro stessi stabiliscono. Come dice Cynthia Enloe: I militari hanno bisogno delle donne, ma di donne che si comportino come tali. E questo richiede sempre l'esercizio di controllo. Senza la certezza che le donne reciteranno il loro RproprioS ruolo, la forza armata non puo' fornire agli uomini gli stimoli necessari per arruolarsi, per ubbidire agli ordini, per dare gli ordini, per combattere, uccidere, riarruolarsi e per convincere i propri figli a farlo. La divisione dei ruoli che si vengono a creare tra l'uomo- protettore e la donna-protetta e' uno di quegli assiomi della cultura patriarcale universale, difficili da mettere in discussione. Secondo Judith Hicks Stiehm, questa relazione nella quale l'uomo protegge la donna (ed i figli) foggia il potere e la psicologia del rapporto ed e' una fonte critica di discriminazione, oppressione e sfruttamento del mondo patriarcale. E questo spiega anche il modo che l'uomo ha di percepire la donna come un oggetto sessuale e fa si che diventi legittima la violenza che viene fatta al suo corpo ed alla sua dignita' umana. Da un lato le donne in molte societa' sono schiave dell'idea comune di Rsicurezza nazionaleS e dei rapporti non equilibrati tra il protettore ed il protetto. Dall'altro, come aggiunge Judith Hicks Stiehm: Ril grado di pericolo costituito da una particolare minaccia viene generalmente definito dal protettore, il cui interesse puo' essere quello di aumentare la minaccia, e la cui esagerazione puo' aumentare o provocare la minacciaS. I protettori di un paese con dividono l'interesse dei protettori di al tri paesi, cioe' far sentire minacciate le popolazioni che si sentono protette. Le donne che vogliono cambiare la condizione della donna nella loro societa' devono preoccuparsi del fatto che il ruolo di difesa del mondo e' nelle mani degli eserciti. In questo contesto politico, una donna Ebrea in Israele deve affrontare tre ostacoli principali perche' aumenti la sua consapevolezza sul problema dell'esercito e del militarismo: 1 Una realta' universale degli stati di una nazione che si basi sulla potenza militare ed appiani anche le controversie con la guerra. La guerra e' considerata un mezzo leggittimo per risolvere i problemi considerati giusti. 2 La vita in una situazione di conflitto nazionale e religioso crea una paura di tipo esistenziale ed aumenta la reale inquietudine degli Ebrei. 3 L'interiorizzare un'immagine di donne protette e tutto cio' che comporta riguardo al senso di mancanza di liberta', per esprimere una concezione del mondo interiore sui temi della guerra e della pace. Interiorizzare una prospettiva sociale per contribuire allo sforzo della nazione e per fare i sacrifici propri di una madre. Le donne che vogliono la pace sono combattute tra l'esercito visto come il difensore della Rsicurezza nazionaleS e la comprensione dell'influenza che la cultura militaristica esercita sui valori sociali e politici e sull'emarginazione delle donne. Queste adattano la loro concezione del mondo alla politica reale che e' in conflitto con la loro ideologia. Portano cosi di se' le paure, le preoccupazioni, il dolore e la rabbia, e reprimono l'influenza della cultura militaristica sulla societa'. Se noi, l'Associazione delle Donne nella Religione del Mediterraneo, scegliamo di lavorare insieme contro la Militarizzazione della nostra regione, anche noi dobbiamo costruire dei ponti tra di noi e delle associazioni che trasformino i valori di base della societa' Patriarcale in tutte le nostre nazioni e nel mondo. Vorrei quindi concludere con le stesse parole di Carol Cohn RLe femministe e chiunque voglia un mondo piu' giusto e pacifico ha un duplice compito: un progetto di decustruzione ed uno di ricostruzione che sono profondamente legati tra di loro. Il nostro compito di decustruzione richiede una grande attenzione e lo smantellamento del discorso tecnostrategico. La voce dominante della mascolinita' militarizzata e della razionalita' decontestualizzata e' cosi forte nella nostra cultura che sara' difficile far sentire le altre voci, finche' quella non perda un po' della sua forza per definire cio' che sentiamo e come chiamiamo il mondo, finche' quella voce non venga delegittimata. Il nostro compito ricostruttivo e' quello di creare delle convincenti visioni alternative di un possibile futuro, quello di riconoscere e sviluppare concezioni alternative di razionalita', e quello di creare delle voci profonde e alternative: voci diverse che, parlando tra loro, possano inventare un nuovo futuro.