La partecipazione politica delle donne palestinesi
in Israele
Sommario
di Nabilia Espagnioly
Sebbene il ruolo e la condizione delle donne palestinesi in Israele siano in larga misura determinati dalle forze sociali, politiche, economiche ed ideologiche, la famiglia rimane la forza principale nella formazione dell'identita' e della donna. In molte famiglie palestinesi secondo il ceto sociale, l'affiliazione sociale e politica, al momento del matrimonio la donna si sposta dalla custodia di suo padre e dei fratelli alla custodia di suo marito e della famiglia di suo marito. Come le loro sorelle nella maggior parte dei paesi arabi, le donne palestinesi sono state a lungo soggette alle diverse forme di oppressione. Esse affrontano l'oppressione patriarcale e di genere all'interno della loro famiglia, e piu' in generale della loro societa'. Affrontano la discriminazione razziale e nazionalistica, e la maggioranza affronta anche lo sfruttamento di classe. Oggi le donne palestinesi stanno lavorando per la autodeterminazione su diversi fronti. Lavorano per l'autonomia a livello nazionale e una delle caratteristiche della lotta delle donne palestinesi e' il legame con il movimento di liberazione nazionale; ma ugualmente importante sono i molteplici fronti di lotta che hanno aperto al loro interno, mentre lottano per l'autodeterminazione di genere e di classe. All'inizio del secolo, e in particolare tra il 1904-1916, avvenne un notevole cambiamento nella partecipazione delle donne nella vita pubblica e politica. I cambiamenti sociali e politici combinati al timore per il futuro del loro paese motivo' le donne palestinesi della citta', specialmente quelle della classe media ed alta, ad intraprendere alcune forme di azione pubblica (Rishmawi, 1988). Per la prima volta le donne palestinesi iniziavano ad impegnarsi attivamente sul piano sociale, organizzando congregazioni di carita' nelle maggiori citta' di Haifa, Akko, Jaffa, Nablus e Gerusalemme (Encyclopedia Palestina, 1990). Dopo anni di attivismo a livello locale si adunarono per la prima volta il 26 di Ottobre 1929 a Gerusalemme per la I Conferenza delle Donne Palestinesi (Giacaman e Odeh, 1988; Rishmawi, 1988; Fawzia, 1984). Le principali caratteristiche delle organizzazioni delle donne palestinesi durante questo periodo sono: organizzare iniziative a livello locale; costituire gruppi con base cittadina; formare congregazioni di carita' formate da donne dell'e'lite quali le mogli e parenti dei leader politici di quei tempi (Abdo, 1987; Rishmawi, 1988). La crescente partecipazione delle donne nelle attivita' pubbliche venne stroncata dagli eventi del 1948. Le forze ebree (che entro il 1948 divenne l'esercito israeliano) distrussero le infrastrutture sociali, politiche ed economiche della societa' palestinese. Piu' di 480 villaggi palestinesi furono distrutti (su 573) il 75% della popolazione palestinese di 750.000 abitanti divennero profughi nei vicini paesi arabi. Molti furono costretti a partire mentre altri fuggirono sperando di ritornare quando la guerra fosse finita. Solo 150.000 palestinesi furono in grado di restare all'interno del nuovo stato di Israele. 40.000 di questi si ritrovarono profughi nella propria terra. La guerra distrusse le infrastrutture sociali, politiche ed economiche palestinesi. I palestinesi in Israele vissero sotto un governo militare fino al 1966 subendo l'ulteriore proletarizzazione ed impoverimento. Essi sperimentarono quello che Abdo chiama sottosviluppo e paralisi (Abdo, 1987). I palestinesi in Israele furono isolati dai vicini paesi arabi, tagliati fuori dai loro familiari, segregati dagli ebrei attraverso le leggi militari che controllavano tutti gli aspetti della vita giornaliera (Peled, 1992). Le confische su grande scala lasciarono la maggioranza dei palestinesi senza i mezzi basilari di sostentamento. Sotto tali traumatiche condizioni, il sentimento di insicurezza, specialmente fra gli uomini, era frequentemente opprimente. Avendo perso il controllo della loro terra e del loro stato sia nel presente sia nel futuro, all'uomo palestinese rimaneva solo un dominio su cui esercitare il controllo: la sua famiglia, la moglie ed i figli. Le difficolta' sperimentate dalle donne palestinesi furono ulteriormente esacerbate dai patimenti sofferti sotto il governo militare. Queste comprendevano limitazioni dei movimenti personali all'interno del paese, e dell'organizzazione (Jirys, 1976). Le donne palestinesi persero la mobilita' che si erano guadagnate con il duro lavoro nella generazione precedente. A causa delle pressioni sociali e degli ordini militari, le donne furono costrette a stare a casa e non riuscirono a partecipare alla produzione economica della famiglia. Il ruolo delle donne che precedentemente aveva la sua centralita' nel mondo agricolo, produttivo nella societa' e nella famiglia, divenne un ruolo esclusivamente riproduttivo all'interno della famiglia. L'eredita' del passato, in questa situazione critica, divenne la fonte piu' importante da cui i palestinesi in Israele potevano trarre ispirazione in quanto comunita' e su cui potevano fare riferimento per la tutela e conservazione della loro identita' (Abdo, 1987). Le donne plaestinesi si trovarono a fronteggiare non solo con le sofferenze oggettive imposte dall'esterno (come la confisca della terra, le leggi militari, ecc.), ma anche con le sofferenze interne, riflesse dalla vecchia tradizione patriarcale che guadagno' importanza e venne sanzionata a livello nazionale. La guerra del 1967 non solo risolse la crisi economica che esisteva in Israele, ma apri nuovi mercati e crescente domanda dei prodotti israeliani. Questo creo' la strada a nuove opportunita' di lavoro per le donne e accrebbe la loro partecipazione nel mercato del lavoro. Dopo la guerra del 1967 aumento' la consapevolezza nazionale fra i palestinesi in Israele come risultato dei rinnovati accordi con i palestinesi nei Territori Occupati. Questo come pure l'aumento della scolarizzazione dovuto alla legge israeliana in merito all'educazione obbligatoria e ad altri sviluppi socio-politici portarono al rinnovato coinvolgimento delle donne nella vita socio-politica del popolo. Questo coinvolgimento divenne sempre piu' chiaro dagli anni '70 agli '80, fino all'Intifada. Sebbene non si discura sul fatto che le donne palestinesi siano sempre state attive partecipanti nella loro lotta nazional-politico-sociale, pero' la loro partecipazione era limitata. Nonostante quasi cento anni di partecipazione organizzata ed altre centinaia di partecipazione non organizzata, le loro attivita' si limitavano a: principalmente organizzazioni di donne; forme tradizionali di attivita' e soprattutto partecipazione passiva, con qualche eccezione. Le donne palestinesi in Israele vennero escluse dalla rappresentanza politica e dai livelli decisionali. Nella storia delle donne palestinesi in Israele una sola donna e' stata sindaca (Violet Houry), e solo tre donne sono state elette come rappresentanti locali nelle diverse citta' e villaggi (Samia Hakim, Nahada Shahadi, e Fatana Hana). Oggi solo una donna e' membro del consiglio cittadino, Samia Hakim, la quale e' membro supplente della Giunta della Citta' di Nazareth. La partecipazione delle donne nelle forze politiche viene accettata ma solo se si limita alla partecipazione passiva. Non e' piu' accetta se si oltrepassano questi confini per rivendicare il diritto alla rappresentanza attiva. La storia del popolo palestinese in generale, e delle organizzazioni delle donne palestinesi in particolare, illustra alcuni degli ostacoli che hanno influito sul declino della partecipazione e rappresentanza pubblica delle donne. Per anni le organizzazioni delle donne palestinesi hanno adottato la teoria "a due stadi" delle priorita' per il cambiamento. Questa filosofia ha significato dare la precedenza alle lotte per la liberazione nazionale e solo dopo questa le donne avrebbero lavorato per la propria liberazione. Questa mancanza di insistenza sui diritti delle donne fin dall'inizio e' un'altra delle spiegazioni della situazione presente (Espanioly, 1990). Molte delle organizzazioni delle donne hanno lavorato per anni come braccia all'interno dei diversi partiti politici, nelle funzioni di agenti di mobilitazione tra le donne per il partito-madre. Il fatto che le braccia dei partiti fossero le donne e che gli uomini sovranintendessero e gestissero le loro attivita', offrissero ai membri "rivoluzionari" del partito l'opportunita' di essere liberati da qualsiasi responsabilita' nei confronti dell'oppressione delle donne all'interno della loro societa'. Queste organizzazioni delle donne hanno agito soprattutto praticamente e non strategicamente; inoltre alcune di queste organizzazioni agendo fra le donne palestinesi sono servite per la conservazione dei valori tradizionali. 'n esempio e' la sovrabbondanza di gruppi culinari a Namat e altrove. Altre ragioni politiche/sistematiche della mancanza di rappresentanza delle donne nei regimi pubblici e politici possono essere collegati alle caratteristiche della societa' stessa. La societa' palestinese e' una societa' patriarcale con chiare radici contadine. La rappresentanza e specialmente la rappresentanza politica viene considerata dalla struttura del potere (che e' storicamente maschile) come un ruolo destinato agli uomini. In particolare, gli uomini piu' anziani della famiglia sono considerati i detentori del diritto di rappresentanza per tutta la famiglia. La distruzione delle infrastrutture economiche della societa' palestinese nel 1948 non ha causato una transizione positiva verso una consapevolezza democratica (che dovrebbe necessariamente comprendere sia gli uomini che le donne). Al contrario, in molti casi i cambiamenti imposti hanno condotto, come spiegato sopra, ad un movimento di recupero dei valori e ruoli piu' antichi. Questa reazione di retroversione verso ruoli di genere piu' patriarcali e' evidente anche oggi in tempi di crisi. Lo stato israeliano ha sostenuto questo movimento perche' un gruppo tradizionale e' piu' facile da controllare. I sistemi patriarcali, come qualsiasi sistema chiuso, sviluppa le proprie strutture di controllo. Queste agiscono per conservare l'ordine esistente. Esse comprendono norme, atteggiamenti e credenze a cui si deve aderire per partecipare nella societa'. Oltre ai sistemi ufficiali di controllo come la famiglia e le istituzioni religiose, vi sono altri agenti di controllo. Le donne palestinesi vengono educate e socializzate per agire all'interno del sistema patriarcale in quanto sistema di controllo primario che mira a conservare lo status quo della opprimente struttura patriarcale. La crisi e la tragedia si ritrova nelle donne che dimostrano capacita' o prendono posizioni da leader. molte organizzazioni di donne palestinesi rivendicano i diritti delle donne come loro obiettivo ma lo fanno replicando i sistemi gerarchici in cui queste donne sono state educate; e nonostante tentino di cambiare la societa' patriarcale, esse stesse ne riproducono le modalita'. Altre cause che servono a spiegare la situazione attuale sono personali/interni: 1. La divisione del lavoro (la divisione di ruoli di genere) all'interno della societa' palestinese e' molto rigida. Nonostante che molte donne palestinesi escano fuori di casa per lavorare, la responsabilita' principale per il mantenimento della casa rimane sulle loro spalle. Questo doppio lavoro e' un altro ostacolo per la partecipazione delle donne nel mondo della politica. 2. Le attivita' politiche sono volontarie. Esse richiedono tempo libero. Il tempo libero e' una rara comodita' fra lavoratrici che generalmente fanno due lavori, uno dentro e l'altro fuori casa. Alle donne palestinesi che non lavorano viene fatto credere di avere un importante ruolo positivo attivo nella conservazione della continuita' culturale, religiosa e nazionale. Questa cultura chiede loro di accettare ed interiorizzare come sistema di fede il proprio stato come inferiore. In altre parole, una considerevole parte del sistema dei valori culturali - la cui responsabilita' di mantenimento e' stata assegnata alle donne palestinesi - consiste in quegli stessi valori che le hanno discriminate e private del loro status. Esse tramandano cosi le proprie condizioni di subordinate. 3. All'interno della societa' palestinese in Israele l'identita' delle donne viene formata e (dis-)informata da stereotipi, rigide norme attraverso i sistemi di controllo patriarcale della famiglia, religiosi e delle istituzioni sociali. Le donne vengono educate a concentrarsi su faccende domestiche piuttosto che su istanze pubbliche. Vengono educate per conformarsi piuttosto che opporsi. Le donne sono portate ad interiorizzare il senso della propria inferiorita' (questo e', dopo tutto, uno dei principali sistemi di controllo per il sistema patriarcale). A causa di questa educazione, la percezione delle donne di se stesse e delle loro capacita' e' anche un ostacolo alla partecipazione politica. Questa situazione potrebbe continuare indefinitamente poiche' la realizzazione di se', del proprio ruolo in quanto donna, e della oppressione che si soffre per mano dei propri uomini e della propria societa', e' spesso piu' dolorosa della consapevolezza dell'oppressione sofferta in comune con la propria gente per mano di un nemico. Pochissime donne palestinesi in Israele, per esempio, riconoscono la contraddizione dell'uomo "rivoluzionario" che parla giorno e notte della liberta' soltanto per poi andare a casa da sua moglie, madre, o sorella e iniziare a comportarsi come uno "sceicco" che ha bisogno di essere servito e di sentire che lui e' il capo. 4. Le donne che interiorizzano la loro inferiorita' limitano le loro possibilita' e le loro scelte. Il sistema educativo, formale ed informale, sostiene idee scorrette imposte alle donne. Le donne vengono usate per opprimere se stesse. Le regole e gli atteggiamenti della societa' rispetto al ruolo delle donne sono altamente rappresentate nel nostro processo di educazione e di socializzazione. Noi come donne impariamo ad accettarle ed anche a crederci. Molte donne veramente credono di essere in generale meno capaci degli uomini. Inoltre, il sistema educativo e il processo di socializzazione insegnano alle donne a mettere prima di loro stesse la famiglia e tutto il resto. Da questo insieme di cose incominciamo a comprendere quali sono gli ostacoli maggiori al movimento delle donne in posizioni di leadership e in ruoli militanti, non tradizionali. Vediamo un governo che non solo non e' interessato a cambiare la situazione delle donne, ma che sostiene attivamente la continuazione delle limitazioni patriarcali esistenti sulle donne poiche' le societa' "tradizionali" sono piu' facili da controllare. Le donne sentono la pressione da tutti i lati. Sono pressate dai fondamentalisti a conservare la "tradizione" (leggasi tradizione patriarcale). Sono pressate dai leader maschili "rivoluzionari" a sacrificare la propria liberta' per autonomie piu' cruciali del popolo (che si puo' leggere come il popolo maschile). Ancora, la sfida principale delle donne palestinesi oggi e' di realizzare le relazioni fra il personale e il politico, fra le ragioni pubbliche/politiche e quelle personali/interiori per l'attuale discriminazione politico-economica e sociale. Le donne devono cogliere queste relazioni ed andare incontro alla sfida. Le donne devono affrontare il fatto che il cambiamento non si puo' realizzare senza prendere parte ai processi decisivi a tutti i livelli. Senza uscire fuori assumendo questo ruolo per noi stesse, dubito che si otterranno cambiamenti significativi per le donne. Abdo, Nahla. Family, Women and Social Change in the Middle East: The Palestinian Case. Toronto: Canadian Scholar's Press, 1987 Encyclopeda Palestina. Special Studie V. III and IV. Beirut: Encyclopedia Palestina Corporation, 1990 Espanioly, Nabila. :"Palestinian Women In Israel Respond to the Intifada". In: Calling the Equality BluffS, Barbara Swirski and Marilyn Safir, eds. New York: Permagon Press, 1991. Pawzia, F. "Palestine". In: Sisterhood is Global: the International Women Movement Anthology, Robin Morgan, ed. Garden City, New York: Archor Books, 1984. Giacaman, R. and M. Odeb. " Palestinian Women's Movement in the Israeli Occuoied West Bank and Gaza Strip.S In Women of the Arab World, N. Toubia, ed.London and New Jersey: Zed Books, 1988. Jirys, S. The Arabs in Israel. New York: Monthly Review, 1976. Peled, Y. Ethnic Democracy and Legal Construction of Citizenship: Arab Citizens of the Jewish State. American Political Science Review, 1992. Rishmawi, M. "The Legal Status of Palestinian Women in the Occupied Territories". In Women of the Arab World, N. Toubia, ed. London and New York: Zed Books, 1900.