La salute nella ex Jugoslavia prima e dopo la guerra
Sommario
di Vera Litricin
La sanita' in Serbia ed in Monte Negro e' in pessime condizioni. Nell'ex Yugoslavia esisteva un sistema sanitario completamente gratuito che copriva una vasta gamma di servizi quasi per l'intera popolazione. L'assistenza sanitaria alle donne includeva regolari check-up alle donne incinte, parti gratuiti, un anno di licenza per le neo-mamme, un gran numero di scuola materna e di asili nido, e un sistema di assistenza per curare la sterilita' e per la contraccezione, ecc. Inoltre venivano fatti regolari check-up ai bambini, incluse le vaccinazioni, cure speciali per i bambini dei gruppi a rischio, vacanze gratuite per le madri ed i bambini che avevano bisogno, per motivi di salute, di cambiamenti di clima. Naturalmente anche le cure ospedaliere e le operazioni erano gratuite. Qualche anno prima che cominciasse la guerra, era stata posta grande attenzione ad iniziative per la salute mentale dei bambini. Tutti i medicinali e le indagini di laboratorio erano gratuite. Negli ultimi 40 anni era possibile praticare l'aborto, negli ultimi 20 era gratuito; tra il 1974 ed il 1992, il diritto di famiglia era nella Costituzione. Le cause della crisi economica della Yugoslavia, che raggiunse il suo massimo nel 1993, sono profonde e bisogna tornare indietro di almeno 20 anni. Il collasso economico causato in parte dagli investimenti nel programma di guerra e dalle sanzioni economiche delle Nazioni Unite, provoco' un'inflazione del 300.000.000% all'anno, del 60% al giorno. Il reddito nazionale pro capite subi un crollo passando dai 3000 dollari nel 1989, agli 800 nel 1994. Quindi il potere economico della popolazione calo' drasticamente e, naturalmente, diminui' anche la possibilita' di investire sulla loro salute. Anche su uno spazio geopolitico cosi ristretto i diversi gruppi sociali si trovano, oggi, in posizioni molto diverse. Le donne e i bambini che vivono in regioni direttamente esposte alle azioni militari sono, naturalmente, nella condizione piu' disastrosa; l'altro gruppo e' composto da profughi e questi hanno i loro problemi specifici, compresi i problemi di salute. Il terzo gruppo e' formato da donne e bambini che non sono stati esposti direttamente al rischio della guerra, ma che hanno subito un peggioramento della salute a causa di fattori economici ed altre cause. Come in tutte le zone della terra dove si combatte una guerra, cosi pure sul territorio dell'ex Yugoslavia la salute fisica e mentale delle donne e dei bambini e' stata esposta al pericolo sul piano della sopravvivenza. Il rapporto tra madre e figlio e' stato danneggiato proprio all'inizio dalla tensione, dalla malnutrizione e dalla mancanza di controlli medici nel corso della gravidanza. I parti avvengono in condizioni impensabili, senza forniture igieniche, medicinali e cibo. Questo provoca un alto tasso di morbosita' neonatale. Ai bambini, ai neonati ed ai bambini che vanno a scuola non vengono fatte vaccinazioni regolari, non vengono nutriti abbastanza e sono piu' inclini a tutte le malattie; le ben note malattie della poverta' - la tubercolosi, le malattie della pelle e l'elmintiasi - sono riapparse in un raggio epidemiologicamente ampio. Lo sviluppo psicologico dei bambini risulta molto danneggiato. Essi nascono e crescono nella paura e nella costante presenza della morte. La paura per la propria vita e per quella dei propri cari fa parte dell'infanzia e della gioventu'; il senso di tristezza e di impotenza e' profondamente radicato nei loro cuori. Il ruolo protettivo della famiglia e della scuola e' debole perche' anche queste istituzioni sono deboli ed in pericolo. "Io non sono niente, mia mamma e' croata, mio papa' e' serbo ed io non sono niente!" Queste sono le parole di un ragazzo profugo che e' venuto in Serbia con suo padre, mentre sua madre e' rimasta in Croazia. Ci sono 500.000 profughi in Serbia ed il 95% di loro e' stato sistemato in famiglia. All'inizio era una soluzione adatta,proprio per quell'atmosfera familiare e quel senso di intimita' ed accoglienza. Ma adesso le famiglie sono stanche. Non ricevono alcun aiuto dallo stato o dai servizi sociali. Le donne di queste famiglie devono provvedere ai pasti per i membri della famiglia e per la famiglia dei profughi con una piccolissima quantita' di denaro. Sono cominciati i primi problemi causati della mancanza di soldi, di spazio, di sostegno morale. D'altra parte, le donne profughe hanno cominciato a sentire che non erano piu' accettate, ed hanno sentito il bisogno di cercare di dare una vita migliore per i loro bambini, cosa impossibile in quelle condizioni. Il 5% dei profughi di trova in campi-profughi, si tratta soprattutto di donne e bambini. Tali campi sono generalmente lontani dalle citta'; i profughi non hanno la possibilita' di prendersi cura di se stessi o della propria famiglia, di andare in citta' o di guadagnare qualcosa. Essi generalmente hanno paura per i membri della famiglia rimasti nelle zone di guerra - fratelli, mariti - e/o si affliggono per i membri della famiglia che sono rimasti uccisi. Tutto cio' mette a repentaglio la loro salute mentale e fisica. Gli anziani provano dolore ed insicurezza per la perdita dei valori materiali che hanno cercato di creare per tutta la loro vita. I profughi bambini sono, per lo piu', con le loro madri in famiglia. Alcuni sono nei campi. Gli adolescenti che abitavano in zone di guerra, vengono sistemati soprattutto nelle case degli studenti. Molte e'quipe pedagogiche hanno lavorato con questi bambini ed emerge in maniera evidente che i bambini vivono la condizione di profughi come una condizione di tensione. Spesso la esprimono "con il pianto, con la tristezza, con un atteggiamento introverso, manifestando un diverso grado di paura e vigilanza, con la tensione, mancanza di concentrazione a scuola, iperattivita', disturbi nel sonno, nell'alimentazione e nel linguaggio, diversi tipi di dipendenza emotiva dalla madre e da altri adulti, aggressione, ecc.". I bambini e gli adolescenti di tutte le eta' vorrebbero, come primo desiderio, tornare nelle loro citta'; il secondo pensiero riguarda l'angoscia per i membri della famiglia che non sono presenti, e poi hanno problemi di adattamento e paura del futuro. "Mi chiamo Dejan; ad ottobre compiro' 11 anni. Vivo a Belgrado, ma sono un profugo e vengo da Bania. Qui vivo con mia zia Seka nella Nuova Belgrado. Mia zia ha 68 anni e mio zio 78. Vivo da solo con loro, mentre mia sorella vive da un'altra zia. Mamma e papa' sono rimasti a Bania. Non vedo papa' da 9 mesi e mamma verra' a trovarmi a febbraio... Prima credevo molto in Dio. Ma poi ho pensato una cosa: se ci fosse un Dio.... non sarebbe successo tutto questo. Adesso credo in Dio, ma di meno. Se fossi un mago farei finire questa guerra e farei si che tutti i profughi possano tornare a casa. Se fossi un mago..." (Dejan, Banija Agosto 92). "Sarei una maga buona. Non farei succedere tutte le cose brutte che stanno succedendo in questa guerra. Trasformerei la guerra in liberta', trasformerei il mondo in liberta', farei in modo che non ci siano piu' guerre." (Nikolina, Lipik 9 Agosto 92). "Se fossi una leonessa... costruirei una bella tana per stare in pace e non farei mai entrare i cacciatori." (Radojka, Kladusa, Agosto 92). Anche la popolazione che non e' stata esposta direttamente alla guerra ha sofferto molte frustrazioni. La mobilitazione forzata ha fatto si che le donne si siano trovate di fronte a dover scegliere tra la cura dei propri cari - fratelli, figli, mariti - ed il rispetto per i valori patriarcali. E il dilemma era ancora piu' difficile da risolvere nelle piccole comunita' dove i valori patriarcali sono piu' radicati. C'e' una stima secondo la quale 200.000 giovani hanno evitato la mobilitazione forzata lasciando il paese. Per cio' che riguarda la sanita', si e' avuto un rapido, enorme e doloroso cambiamento passando da un sistema sanitario completamente gratuito alla mancanza delle scorte dei medicinali di base. Le donne, i bambini e gli anziani sono i gruppi che rischiano maggiormente in queste condizioni. Il tasso di morbosita' e di mortalita' e' aumentato; il numero dei suicidi e' aumentato spaventosamente tra gli anziani. L'iperinflazione ha causato problemi sia economici che mentali. Vivere nella completa incertezza ci fa sentire profondamente insicuri ed impotenti. Noi, donne attiviste dei gruppi delle donne - "SOS Hotline", "Centro per le donne contro la violenza sessuale", "Donne in nero", ecc. abbiamo fatto molti sforzi per lavorare al progetto per i campi profughi, per lavorare sul piano politico e per svolgere lavori umanitari. Questo ci rende meno impotenti. Bisogna dire che abbiamo un forte ed ampio sostegno da parte di gruppi di donne pacifiste di tutto il mondo e questo e' molto importante per noi.