Occhi del Sud sul Nord
Sommario
di Lucy Rojas Reischel
Natura generosa e clima caldo uguale sottosviluppo giacche' gli uomini che li vi abitano sono pigri, allegri ed arretrati nei costumi. Viceversa, natura povera e clima rigido generano sviluppo e progresso perche' coloro che popolano terre di quelle caratteristiche sono seri, industriosi e progrediti. Il riferimento va chiaramente al Nord ed al Sud del mondo. Lasciando stare il razzismo implicito che vuole condizionare l'uomo soltanto alla natura per cui anche la pelle nera sarebbe prodotto del troppo sole(1), sfuggono a questi immagini le condizioni esistenti all'interno dei due mondi e la questione delle periferie. Le disuguaglianze nel possesso delle risorse tra i diversi gruppi sociali che condizionano le possibilita' di accesso all'istruzione alle forme piu' elevate della educazione fa' si che esistano delle differenze abbastanza importanti tra ricchi e poveri all'interno di ogni uno dei due mondi. Con le dovute distinzioni che fanno si che le condizioni siano piu' evidenti nel Sud dove una piccola elite dispone della maggioranza delle ricchezze con un ceto medio di regolari dimensioni ed una grande massa ai limiti della poverta'. Nel Nord invece le proporzioni si invertono e chi vive ai margini della societa' costituisce una piccola minoranza(2). Queste considerazioni ci servono per apprende molto semplicemente che non tutti gli abitanti del Sud sono poveri e arretrati e neanche tutti quelli del Nord sono ricchi e progrediti. Nonostante cio' tra i fattori di attrazione che causano i movimenti migratori del Sud verso il nord, l'immagine degli uomini del Nord occupa un posto molto importante. Essere ricchi, democratici e liberi in ricchi, democratici stati e liberi. Non a caso, fra le colf provenienti dai paesi del Sud, sentiamo tra le motivazioni all'espatrio il volere "vivere come le donne italiane che dispongono del proprio reddito, e, se divorziano, non devono tornare a dipendere dal padre o dal fratello". Oppure da parte dei giovani magrebini "volevo vivere dove sono possibili i rapporti fra i ragazzi senza che cio' sia utile alla famiglia" o ancora, tra i profughi politici, "in questo paese si puo' votare, partecipare alla vita sociale e politica senza rischiare la pelle o la propria liberta'". Purtroppo per tutti gli stranieri questi diritti non sono ancora una realta'. Le colf, tra le quattro mura del lavoro domestico non hanno certamente molte possibilita' di praticare la parita' dei sessi, i giovani magrebini non sono molto popolari fra i ragazzi italiani che hanno paura della loro diversita', ed infine in Italia gli stranieri non votano. L'idea dell'immigrato come povero ed arretrato non e' neanche molto reale. Fino a poco tempo fa, gli stranieri provenienti dai Paesi terzi venivano dalle grandi citta' e non appartenevano certo ai ceti piu' poveri e sprovveduti ma alle elite dal punto di vista sociale e culturale nonche' psico-fisico. Infatti, chi emigra e' in possesso di strumenti culturali per aspirare a qualcosa di piu' e che detiene la forza fisica e psicologica per intraprendere il viaggio, lasciandosi dietro il nido e le proprie radici. Si e' in errore se si pensa che le donne immigrate appartengano ad un mondo tradizionale. Loro, aspirando a vivere un mondo piu' moderno, contestano gia' in patria quegli aspetti della tradizione che le legavano piu' alla famiglia, allo stesso tempo sembrano piu' attirate dall'uso della tecnologia moderna. In un incontro tenuto a Viareggio qualche tempo fa tra le soce italiane e straniere della Lega per i diritti dei popoli, dal confronto sul vissuto del rapporto con la salute, emerse come le donne straniere erano piu' attirate dalla medicina moderna, dall'uso delle radiografie, degli apparecchi sofisticati mentre le donne italiane erano attratte dalle medicine tradizionali, dall'uso dell'erboristeria, l'astrologia e la cartomanzia. Questo perche' la modernita' nei paesi poveri e' concepita come la civilta' tecnologica, la quale e' accessibile ai pochi, mentre l'idea di progresso degli uomini dell'occidente da parte delle elite riguarda il ritorno alla natura. Tuttavia, il vivere in ambienti piu' ricchi abitua all'utilizzo di piu' mezzi, e l'assistenza dello Stato del benessere fa che l'uso della delega alle istituzioni per risolvere i propri bisogni sia un costume diffuso nell'occidente. Al contrario, la poverta' diffusa e l'assenza di Stati di diritto e di benessere fa si che chi vive in quei luoghi si abitui di piu' a fare da se, ad affidare alla famiglia la risoluzione dei bisogni ed a lavorare con i propri mezzi. La poverta' di mezzi fa alle volte emergere piu' facilmente la creativita' e la solidarieta'. Il lavoro di insieme nella ricerca di bisogni comuni tra le donne italiane e le immigrate al fine di elaborare progetti comuni ci propone una serie di riflessioni. Per le immigrate la frequenza dei servizi sociali, sanitari, e educativi pone una serie di problemi. La rigidita' degli orari, l'eccessiva burocratizzazione, la monocultura trasmessa che viene spacciata per universale, sono questioni che le immigrate notano di piu' perche' sono piu' fragili, piu' provate dagli eventi, ma che di fatto non vanno bene neanche per le utenti italiane. Si ritiene quindi, che un lavoro che tenda a rendere i servizi piu' interculturali e piu' umani puo' servire ad entrambi i gruppi sociali. La diffusione di piu' culture, l'utilizzo della polivalenza degli interventi migliorera' sicuramente le strutture per tutte. La preparazione all'inserimento nella societa' ospite che comporta il recupero della propria professionalita' e la conoscenza del sistema dei servizi riguarda invece solo le straniere. La preparazione all'inserimento nella societa' ospite comporta il recupero della propria professionalita' e la conoscenza del sistema dei servizi che riguarda invece solo le straniere. Dall'esigenza di favorire il cambiamento dei servizi e l'inserimento nella societa' ospite delle immigrate, nelle condizioni migliori, nasce la Cooperativa Proficua (Professionalita', al Femminile, Interculturale Associata) all'interno della Lega per i diritti dei popoli di Milano. La Cooperativa inizialmente era composta esclusivamente di operatori sociali sanitari educativi e le straniere erano tutte profughe politiche. Nel '91 la cooperativa viene registrata in tribunale e si elaborano i primi progetti. Un centro di accoglienza per donne e bambini stranieri che viene presentato al Comune di Milano. Il Comune indice una gara d'appalto a cui partecipa anche la cooperativa, ma successivamente viene interrotta poiche' il comune non aveva un reale interesse in attivare il centro per le donne. Nel '92 i centri di accoglienza per stranieri cominciano ad essere minacciati di smantellamento. Il secondo progetto presentato riguarda una ricerca sul bisogno abitativo delle donne immigrate sono cominciati. Attendiamo ancora una risposta. A questo punto, nel gruppo sono cominciati i problemi. L'idea iniziale era quella di adoperare ciascuna la propria professionalita' cosa che non e' stata possibile visto che i grandi progetti che permetterebbero a ciascuna di fare il proprio mestiere non sono decollati. Le donne italiane per prima cominciano a disertare. Non sono state disponibili al lavoro con mezzi propri. Per le donne straniere, invece, che aspirano al possesso di mezzi piu' importanti ma che provengono da realta' piu' povere il problema, dopo la delusione iniziale non si pose con la necessaria forza. La maggioranza di noi benche' laureate o diplomate non esercita il proprio mestiere e quindi siamo piu' abituate ad arrangiarci utilizzando mezzi piu' poveri e adoperando la creativita'. Senza rinunciare al progetto di recupero della professionalita' acquisita in patria abbiamo cominciato ad utilizzare e a mettere sul mercato aspetti della cultura di appartenenza come ad esempio la conoscenza dell'arte culinaria, l'uso e consumo degli alimenti, la cucina, le lingue, la gestione dei rapporti tra i sessi e tra le diverse generazioni, il sistema dei servizi nei 4 nostri paesi. Sono queste le offerte che permettono alla Cooperativa di esistere. La organizzazione dei corsi di conoscenza delle culture "altre" destinati agli operatori italiani, l'organizzazione di cene e rinfreschi multietnici, le conferenze, i viaggi all'estero sono offerte che si riescono a collocare sul mercato italiano insieme alla vendita di libri e prodotti di artigianato. Gli stereotipi affiorano comunque alla piu' "piccola opportunita'". Tempo fa durante una festa organizzata come momento intermedio durante un Convegno, una donna napoletana avvicinandosi a me che provengo dal Cile ed a una brasiliana entrambe sedute che guardavano gli altri ballare, ci disse: "Ma voi siete sudamericane dovete ballare"! Ovviamente noi abbiamo risposto: "Allora tu che sei Napoletana devi cantare e suonare il mandolino". Poco dopo, mentre si svolgeva una esercitazione di addestramento alla comunicazione non verbale, un partecipante con evidenti difficolta' al contatto fisico con gli altri viene da me identificato come tedesco mentre invece proveniva dal Libano. Le donne del Sud veniamo percepite come infantili, dipendenti, calde e quelle del Nord come indipendenti, mature, fredde. Nel Nord abbiamo trovato molta dipendenza e infantilismo. Si e' giovani per molto piu' tempo e si raggiunge l'eta' adulta dopo i quaranta. Molte persone hanno dei rapporti normali e duraturi, un lavoro fisso e la casa da soli, fuori della casa paterna solo dopo i quaranta. Noi invece avendo viaggiato attraverso interi continenti siamo necessariamente piu' indipendenti. Per ultimo una questione che ci differenzia molto ma che si puo' utilmente scambiare tra le donne di diverse culture e l'uso del "noi" e del "loro". Le europee sono piu' preoccupate di se e noi del nostro gruppo di appartenenza. Lo scambio potrebbe servire per arrivare al giusto equilibrio metticcio. Un nuovo termine che significa rendersi conto che siamo la cosa piu' importante dell'universo ma che allo stesso tempo da soli non siamo piu' importanti di una foglia portata via dal vento. (1) I fautori di queste teorie sono rimasti sorpresi quando i primi schiavi neri trasportati nei freddi paesi europei facevano figli, nipoti e pronipoti neri. (2) Il Cile, ad esempio, con quasi tredici milioni di abitanti conta con poco piu' di 4 milioni di poveri di cui uno in condizioni di strema poverta'. L'Italia invece con quasi sessanta milioni di abitanti solo 9 di loro possono essere considerati poveri.