Delitti senza castighi
Sommario
di Lilla Consoli
Che cosa hanno in comune Nora Joyce, Zelda Fitzgerald, Ipazia e tante altre? L'essere state dimenticate, cancellate, travisate. Qui di seguito, un modesto elenco di tanti delitti senza castigo. Continenti, citta', villaggi sommersi mi hanno sempre affascinata. Nel laghetto della mia citta' e' sprofondato il paese di Riso: per quanto mi sia sforzata, non sono mai riuscita a scorgere la guglia del suo campanile. Peccato. Ma io sono pervicace. Cosi', con pazienza, mi sono messa sulle tracce di un continente scomparso, i cui brandelli emergono ogni tanto qui e li, e chiedono di essere acciuffati e rimessi insieme. Donne, donne, donne. Voci e sapere di donne, scritti di donne, silenzi di donne. Pietre colorate e conchiglie che ho tratto a riva. Quale bambina vorra' vedere una parte del mio tesoro? Vedere e raccontare; ad altre. Perche' la nostra storia non sia "oscurata e riscritta", come dice Celeste West nel suo brillantissimo manuale "A Lesbian Love Advisor". The Sweet and Savory Arts of Lesbian Courtship. With the Wommentaries of Lady Clitoressa and Her Circle. Fu proprio Celeste a citare un caso clamoroso di censura omofobica: i passi del diario di Anna Frank in cui compare un sentimento amoroso nei confronti di un'altra donna sono stati accuratamente stralciati e tenuti nascosti. Cosi come sono passate sotto silenzio le 3.360 lettere di Eleanor Roosevelt a Lorena Hickok. Ma almeno i nomi di Anna e di Eleonor sono rimasti. Ad altre e' toccata una sorte peggiore. L'oblio. No. C'e' qualcosa di piu' turpe ancora dell'oblio. L'espropriazione. Chi ridara' a Zelda Fitzgerald e a Nora Joyce i loro taccuini e la loro immagine? I loro uomini hanno preso gli uni e l'altra, i loro celebri mariti ladri di memoria e di scrittura quotidiana, intima e geniale. Scrittura di donna. I diari di Zelda e di Nora, trafugati, rielaborati, adattati. Lo stile personalissimo di Nora, senza punti ne' virgole, fagocitato dal vorace Ulisse. Zelda la folle e Nora la destinataria di lettere coniugali oscene, triviali: solo questo e' restato di loro. Oltre l'espropriazione, la deformazione e lo sfregio. In questa storia del mondo riscritta dal maschio, non poteva mancare la cancellazione delle filosofe. Alla fascinazione del vuoto non ha resistito neppure il tanto osannato Jostein Gaarder, che, nel ruolo del professore di filosofia Alberto, trasmette a Sofia i rudimenti di questa scienza umana, scrivendo tra l'altro, con irritante candore, che "le donne, a causa della loro diurna oppressione, appaiono nella storia della filosofia soltanto nel nostro secolo". E Aspasia di Mileto (460-461 a.C.). Sembra sia stata lei a sviluppare la "maieutica", diventata poi famosa col nome di "metodo socratico". Lo stesso Socrate parlava di Aspasia come della sua maestra. E Lady Anne Conway (1631-1679). A lei si e' ispirato Leibniz nel creare la teoria monadica. Ed Harriet Hardy Taylor - Mill (1807-1858). Il marito John Stuart Mill riconosce di dovere alla sua collaborazione "il meglio dei suoi scritti". Sarebbe forse saggio da parte nostra non farci dire da un uomo se e in che misura noi donne abbiamo filosofato. (Una donna ha scritto di recente un libro in proposito. Marit Rullmann: "Filosofe. Dall'antichita' all'Illuminismo"). L'eliminazione del nostro pensare ha coinciso talvolta con l'eliminazione della pensante, come nel caso sanguinoso di Ipazia, il cui brutale assassinio rimane nascosto fra le pagine d'una storia misconosciuta. Ipazia, vissuta ad Alessandria d'Egitto nel quarto secolo dopo Cristo, fu la piu' interessante personalita' del suo tempo; matematica, astronoma e filosofa, di abbagliante bellezza e di provata integrita' morale, si trovo' al centro di intrighi e di lotte per il potere, in una citta' cosmopolita in cui il patriarca Cirillo e il governatore Oreste si combattevano aspramente, ma non apertamente. Lontana, sullo sfondo, Roma (all'epoca era imperatore Giuliano); vicini - fin troppo - cristiani fanatici e violenti, fra i cui i famigerati "parabolani". Costoro, che provenivano dagli strati sociali piu' infimi, si occupavano delle vittime delle epidemie in cambio di bassi compensi; avevano costituito una sorta di "Ku-Klux-Klan" che terrorizzava Alessandria. Non da questi tetri monatti fu trucidata Ipazia, bensi da un "pio" lettore ufficiale di sacre scritture, Pietro il Cireneo, e dai suoi seguaci. La uccisero con schegge di valve d'ostrica, in una chiesa, e li ne squartarono il corpo. Rimasero impuniti, benche' tutta la citta' conoscesse il nome dei responsabili. La colpa di Ipazia? D'essere il vero "faro di Alessandria", di rappresentare un virtuale pericolo e per il potere temporale e per il potere spirituale: sia Oreste che Cirillo temevano l'enorme autorita' di questa donna eccezionale, che era - tra l'altro - a capo della scuola neoplatonica alessandrina. (Una scuola filosofica poteva, allora, influenzare la politica cittadina). Ipazia la bella, Ipazia la colta, esce cosi di scena, e per sempre! Un incredibile silenzio avvolge la sua figura, soltanto pochi addetti ai lavori se ne occupano occasionalmente, e male. Lo storico Hans Georg Beck scrive ad esempio nel 1986: "Era una nota studiosa, addirittura con interessi scientifici e matematici". Annemarie Maeger, autrice di uno splendido libro su Ipazia, commenta queste righe di Beck nella seguente maniera: "Chissa' se scriverebbe di Mozart; era un noto pianista, addirittura interessato al comporre!". Ma gli uomini tendono, per istinto di conservazione, a sminuire l'opera delle donne, consciamente o inconsciamente condividendo l'affermazione di Sir Galahad: "Non appena saranno pari a noi, ci supereranno". Fu quindi compito per noi di narrarci le "nostre" vicende, tessere la tela d'una storia infinita che rivesta d'eleganza - e di autorevolezza! - la nostra quotidianita', senza attendere nessun Ulisse. Ulisse va, Ulisse viene, ed e' lui a compiere le imprese: lui e' il genio e l'eroe, sia chiaro. Cosi puo' capitare che due pittori dadaisti, una donna e un uomo, vivano insieme per sette anni (diciamo dal 1915 al 1922), insieme discutano e ricerchino, insieme inventino il fotomontaggio; e puo' capitare che l'uomo si vanti di esserne il solo ideatore. (Naturalmente, tutto questo e' capitato, lei si chiama Hannah Hoech e lui Raoul Hausman). Ulisse approda, spavaldo, a Kiltarton, in Irlanda sotto le spoglie del trentenne poeta William Butler Yeats; ad attenderlo (l'ha invitato nei suoi possedimenti) Lady Isabella Augusta Perses Gregory, che lo introduce nel mondo magico delle fiabe e del folklore irlandesi. Sul tema, Lady Gregory scrivera' due ottimi libri, ma a rimanere nella storia - e a essere ripetutamente citato - sara' il testo di Yeats, "Irish Folk Stories and Fairy Tales". Frederik Hetmann, studioso di fiabe, sostiene che l'amicizia fra i due fu preziosa per la letteratura e il teatro irlandesi, eppure della nostra Lady si viene a sapere solo per caso, leggendo, per esempio, la prefazione a una raccolta di fiabe d'Irlanda. Adesso e' tempo di richiudere il mio scrigno di pietre luccicanti, tessere d'un mosaico segreto. Non vi ho mostrato tutto, mie compagne di giochi. Ma ora tocca a voi raccontarmi di naufragi e tesori nascosti. Celeste West, "A Lesbian Love Advisor", Cleis Press, San Francisco 1989. Luisa Francia, "Spielend scheitern" ("Fallire e' un gioco da ragazze"), Frauenoffensive, Monaco 1990. Marit Rullmann, "Philosophinnen - von der Antike bis zur Aufklaerung" ("Filosofe. Dall'antichita' all'Illuminismo"). Annemarie Maeger, "Hypatia die Dreigestaltige" ("Iparia la triforme"), Reuter+Kloeckner, Amburgo T92). Sir Galahad (Berta Eckstein - Diener), "Muetter und Amazonen" ("Madru e Amazzoni"), Francoforte - Berlino, riedizione 1987. Lady Gregory, "Visions and Beliefs in the West of Ireland", Buckinghamshire ried. 1970. Lady Gregory, "Cuculain of Muirthemme", come sopra.