La guerra dentro
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di
Nadia Gambilongo
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Lo scorso novembre, l'Associazione
MEDiterranean MEDIA ha organizzato un incontro tra le donne dell'area del mediterraneo
a Cosenza, nell'ambito della III Edizione della Mostra Convegno CivitasMed,
dedicata alla solidarietà ed all'economia civile.
L'associazione ha invitato le donne impegnate nella costruzione di reti di relazione
mirate al superamento dei conflitti nel mediterraneo. L'idea centrale era quella
di discutere concretamente delle guerre in atto, utilizzando teorie e pratiche
di relazione per mediare i conflitti. Si è parlato a partire da sé,
della propria esperienza di guerra e dei conflitti vissuti all'interno del proprio
paese, descrivendo la realtà quotidiana che si vive e le pratiche di
relazione messe in atto per porvi fine.
I risultati del workshop e le decisioni comuni sono state riportate nella Conferenza
Euro-mediterranea che si è tenuta il 18 novembre a Cosenza.
Si è parlato della guerra, dei conflitti, non come problemi che riguardano
gli altri, che vivono realtà meno fortunate delle nostre, ma come questioni
cruciali legate al nostro differente quotidiano, innegabilmente condizionato
da quelle guerre ed ancorato, a volte bloccato, dai conflitti locali.
Si è tentato un doppio movimento di condivisione delle difficoltà
vissute dalle donne nelle aree di guerra e di definizione dei conflitti locali
avvertiti nel nostro contesto, inserito, comunque, in una realtà globale.
La metodologia utilizzata è stata quella di partire da sé per
arrivare agli altri, per incontrarsi, intrecciare vissuti, per scambiarsi esperienze,
nel tentativo di modificarsi profondamente, muovendosi verso comuni percorsi
di pace.
Non è stato facile organizzare un incontro di questo tipo, sia per le
difficoltà oggettive di organizzare un'occasione di confronto, in un
momento come quello attuale, sia per le modalità di confronto che sono
state scelte.
Nessuna delle amiche palestinesi invitate ha potuto, di fatto, partecipare all'iniziativa;
dopo le prime conferme entusiaste hanno, successivamente, dovuto declinare l'invito
per problemi di visti, ma anche di autorizzazioni interne.
Un momento in cui i conflitti in Medio Oriente, nel mondo e nella nostra regione,
nello specifico, hanno raggiunto livelli di durezza mai conosciuti prima, parlare
di pratiche di mediazione diventa cruciale.
Conflitti locali, nazionali, internazionali che si intrecciano, si influenzano
vicendevolmente, rendendo la realtà sempre più complessa e lontana
dalla nostra capacità di influenzarla e di cambiarla, in qualche modo.
La nostra capacità di incidere sul quotidiano, il nostro contributo seppure
parziale, sembra diventare sempre più infinitesimale e, sostanzialmente,
irrilevante.
E' questa, a nostro avviso, la grande trappola dei nostri tempi: la sensazione
di impotenza che proviamo di fronte alle guerre ed ai conflitti, più
in generale, ci deresponsabilizza, ci allontana dalla politica che diventa sempre
più una cosa da faccendieri; distanziando la pratica politica, progressivamente,
dalla nostra realtà di tutti i giorni.
Il senso di questa iniziativa e del lavoro che portiamo avanti da quasi un ventennio
è quello di tentare di ribaltare questa logica, proponendo di partire
da sé, dalla nostra realtà, per assumerci in prima persona la
responsabilità della nostra esistenza e dei rapporti che instauriamo
con gli altri, con le altre.
A partire da noi abbiamo parlato dei conflitti, della guerra che viviamo nel
nostro quotidiano, compiendo un duplice spostamento. Siamo partite dalla nostra
realtà, assumendocene a pieno la responsabilità, per arrivare
alle altre, inserendo il nostro contesto locale, in quello globale, avendo la
consapevolezza del percorso, non solo subendo un fenomeno più grande
di noi - la globalizzazione - che appare inarrestabile.
Partiamo, quindi, dalla Calabria, la 'ndrangheta
era una delle mafie più marginali del panorama nazionale e mondiale delle
mafie; gli uomini e le donne della 'ndrangheta vivevano di qualche sequestro,
e con quello si mantenevano le famiglie, si pagavano gli avvocati per i parenti
in prigione.
Attualmente, la 'ndrangheta è diventata la prima mafia nel mondo nel
commercio di droga. Questo è un fenomeno con cui il mondo, ormai, deve
fare i conti, non soltanto i calabresi. Oppure, pensiamo che questo problema
riguardi solo la locride? Abbiamo, forse, l'illusione che a Cosenza viviamo
una realtà diversa, o che qualche cittadina del nord ne sia immune.
Purtroppo non è così.
La 'ndrangheta, se ci pensiamo bene, si è mossa in un ottica di governo
della globalizzazione. Può apparire un paradosso, ma la 'ndrangheta si
è delocalizzata, spostando le sue aree d'intervento nell'America del
sud, e in altre periferie del mondo, pur mantenendo un forte legame con il suo
territorio d'origine ed influenzando la vita politica economica e sociale del
territorio d'appartenenza.
La 'ndrangheta, in Calabria, vota e fa votare.
Di fronte a questo panorama agghiacciante che blocca e congela la vita politica
e sociale della nostra regione, ed esaspera i conflitti politici,
noi pensiamo che proprio da questi luoghi difficili debba partire un progetto
nuovo che cambi il nostro approccio alla realtà e la modifichi profondamente.
Vorremmo arrivarci per gradi ed attraverso un sforzo comune, in cui l'io ed
il noi si fondono.
Il livello di conflittualità raggiunto dal nostro territorio è
figlio di un contesto fortemente inquinato, politicamente ed economicamente,
dalle mafie e dalla massoneria.
Non a caso in Calabria, quando si avvia un percorso sembra che sia sempre necessario
partire da zero, quasi non si possa contare su alcuna esperienza pregressa.
Ma si tratta di un grave errore di valutazione, o meglio di svalutazione dell'esistente
e del passato.
Civitas Med, la mostra convegno da cui abbiamo lanciato questa idea, è
giunta al suo terzo anno di vita, e gli organizzatori sanno bene quanto sia
difficile dare continuità ad iniziative come queste in Calabria.
MEDiterranean MEDIA ha intrapreso il suo lavoro di tessitura di una fitta rete
di relazioni a partire dal 1994 e da allora non si è mai interrotto,
si è solo spostato tra il qui e il là.
A volte abbiamo lavorato più sul qui, del nostro difficile territorio,
altre volte operando più in là nell'area del Mediterraneo, dei
Balcani ed ancora più ad est, in Afganistan.
Certamente, lavorare alle reti internazionali è più interessante
e da maggiori soddisfazioni.
Pensiamo alla Conferenza di Pechino sulle donne, dove MEDiterranean MEDIA è
stata tra le quattro associazioni italiane accreditate alla Conferenza delle
Nazioni Unite. Pensiamo ai progetti di cooperazione e scambio che abbiamo realizzato
in Israele e in Palestina, in Albania.
Questo lungo percorso iniziato nel 1994,
con un progetto europeo che si chiamava MEDiterranean Women Network, prevedeva
la costruzione di una rete di relazione e scambio tra le donne dell'area del
Mediterraneo tesa al superamento dei conflitti. Pensavamo, allora, un po' pionieristicamente,
che le reti telematiche ci avrebbero supportate e, di fatto, è stato
così, i messaggi di posta elettronica che, oggi, per molte di noi sono
una consuetudine, hanno facilitato più di dieci anni fa i rapporti e
gli scambi.
Hanno favorito l'incontro tra donne che vivono lontane. La rete di relazioni,
supportata dalla rete telematica ha contribuito a rompere l'isolamento che molte
di noi vivono.
In questi ultimi mesi il nostro sito è diventato un cantiere di idee,
abbiamo pubblicato le prime riflessioni preparatorie del workshop, bibliografie
ragionate ed eventi collegati al tema dei conflitti.
Il senso di responsabilità ci dice che, oggi, più che mai è
qui ed ora che dobbiamo lavorare: in rete con le altre amiche ed amici sparsi
per il mondo.
"Agire localmente e pensare globalmente", deve diventare la nostra
pratica politica e il nostro modo di costruire teorie ancorate alla realtà.
Dare le coordinate della nostra posizione per poi muoverci verso ….
E' quello che abbiamo tentato in numerosi progetti di cooperazione trasnazionali,
ed oggi, vogliamo fare qui, attraverso una vera e propria scuola di mediazione
dei conflitti che in Calabria, ed purtroppo nel mondo, è il vero e proprio
nodo emergente.
I contributi emersi durante la conferenza "La guerra dentro" costituiscono
un buon punto di partenza. In questo numero riportiamo gli interventi di: Nava
Elyashar di Bat Shalom, Jerusalem-link e delle Donne in Nero di Gerusalemme;
Roula Zoubiane, della Commissione libanese for Peace and Freedom e della Women's
International League for Peace and Freedom (WILPF); Ada Donno, presidente della
Sezione italiana della Women's International League for Peace and Freedom e
co-fondatrice dell'Association of Women of the Mediterranean Region; Yussuf
Pisano, fondatore di COREIS, Comunità Religiosa Islamica Italiana; Ester
Basile, delegata dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, presidente
dell'Associazione Eleonora Pimentel, ideatrice del Progetto La Tela
del Mediterraneo; Elena Hoo, Emily-Cosenza.
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